L’esperienza newyorkese della nostra Valentina

 Pubblichiamo con molto orgoglio il racconto del racconto dell’esperienza newyorkese della nostra Valentina, scritto, sue testuali parole, “così di getto, come un diario di bordo di un’esperienza davvero unica che è andata oltre la gara podistica ma da essa è partita”.

LA MIA PRIMA MARATONA.

Chi me lo doveva dire che a 47 anni avrei affrontato la mia prima maratona.

Il sogno di una vita, quello sportivo ovviamente.

Da “giovane” sono sempre stata una grandissima sportiva, un atleta.

Dieci anni di danza classica, pallavolo, atletica leggera con gare regionali di salto in lungo, campionessa regionale di sci, equitazione con salto ad ostacoli, tanta tanta roba.

Poi sono diventata mamma 3 volte , nell’arco di 16 anni e lo sport l’ho messo da parte.

3 anni fa ho ripreso a correre, non lo facevo assiduamente dai tempi dell’università a Firenze.

La corsa mi ha salvato da alcune grosse delusioni e mi ha fatto conoscere nuovi amici di cui alcuni veramente importanti per me.

Mi ha fatto sentire bene fisicamente, più forte nel corpo e soprattutto nell’anima.

Così circa un anno fa ho deciso di informarmi su come partecipare a questa gara.

Ho contattato una Agenzia che si occupa di queste cose, Terramia e soprattutto ho cominciato a mettere da parte i soldi ! Me ne servivano più del previsto visto che ho deciso di condividere questa esperienza con la mia famiglia : i miei 3 figli .

Siamo partiti per NY carichi di aspettative, nessuna è stata delusa, anzi!

Il mio allenamento non è stato per niente perfetto, ho iniziato ad allenarmi seriamente a fine Agosto, dopo 3 mesi di lavoro massacrante in cucina sulla terrazza più bella dell’ estate Tarantina.

Non ero allenata come avrei voluto, nonostante mi seguisse un runner più volte maratoneta di grande esperienza, un amico.

Lui ha fatto quello che poteva col poco tempo a disposizione , io pure.

In due mesi ho macinato più di 270 km, fatto tre lunghi di cui uno da 30 km.

Ny era li che ci aspettava e noi l’abbiamo vissuta e visitata in lungo ed in largo nei 3 giorni precedenti la Maratona, camminando forse troppi km.

Ma non ero li solo per la maratona, ero li anche per vivere un esperienza di condivisione con i miei figli.

Ci meritavamo dopo due anni e mezzo molto difficili di essere li insieme, di stupirci, innamorarci di ogni singolo angolo, di emozionarci ed anche di mangiare veramente di tutto.

Quindi si, lo confesso, non ho seguito il protocollo perfetto pre-maratona .

Pure la mia vita è imperfetta anche se adesso più felice e con nuovi equilibri:

una famiglia fatta da me al centro ed i miei 3 meravigliosi figli intorno.

L’emozione di allenarmi a Central Park con loro , tra le foglie di tutti colori, prati verdi immensi , il sole tiepido e centinaia di persone che col sorriso facevano la stessa cosa è stata davvero incredibile.

Ma veniamo al giorno della gara.

Sveglia dalle 5.30, la sera prima avevo preparato tutto quasi maniacalmente, alle 6.30 ero sul bus che mi portava a Battery Park, li ci siamo imbarcato sul battello per Staten Island ; controlli di sicurezza e poi 40 minuti di tragitto. Mentre viaggiavamo sul traghetto e vedevo lontano il ponte da Verrazzano mi chiedevo come avrei fatto a raggiungere Manhattan.

Ero molto ansiosa , chissà se ce l’avrei fatta ad arrivare fino alla fine.

Sbarcati e dopo un tragitto ulteriore in bus siamo arrivati nella nostra zona di attesa, erano circa le 8.30, il cielo era grigio con nuvole cariche di pioggia, oramai era certo avremmo corso sotto l’acqua.

Devo dire che l’organizzazione di tutto l’evento è stata impeccabile, carboidrati, barrette, acqua, succhi, caffè , bagni chimici, non mancava nulla.

Dal mega schermo abbiamo potuto seguire la partenza della gara e poi in attesa per la nostra la tensione aumentava così come il mio classico problema della “pipì “ nervosa con numerose visite ai bagni .

Poi finalmente il mio momento, mi sono spogliata di giubbotto , ed altre cose che mi tenevano calda, lasciato il mio sacco con gli oggetti e recata alla partenza.

Finalmente non avevo più ansia, ero pronta a partire in mezzo a migliaia di altri sognatori e runner di tutto il mondo.

Ne ho conosciuti tantissimi , di tutte le età, tutta gente meravigliosa , ognuno con una sua storia.

La mia la state leggendo adesso.

Siamo sul ponte, cantano dal vivo l’inno americano, sono commossa, colpo di pistola si parte!

Ero su quel ponte che ho visto tante volte in tv , ero li, correvo libera verso una nuova avventura podistica.

Da Staten Island attraverso il ponte siamo arrivati nel Queens, avevo già fatto 2 km, ne mancavano solo 42 ! I can do it !

Il tifo a Brooklyn è stato da togliere il fiato, non potevo credere a quanta gente fosse li a gridare per noi , incitarci, sorriderci ed applaudirci.

Al 4 km già piangevo per queste emozioni.

Mi godevo poi i gruppi musicali che animavano tutto il percorso : musica rap, gospel, pop .

I km passavano veloci, superavo qualche italiano e scambiavo due chiacchiere e poi altri mi raggiungevano e magari mi incitavano.

Eravamo già nel Queens.

C’erano rifornimenti di gatorede, acqua e bagni chimici ogni 2 km, al 18 ho deciso di fermarmi ed andare in bagno visto che non c’era troppa fila; anche li ho conosciuto una runner , era del Connecticut ed era anche lei alla sua prima maratona a NY.

Sono arrivata al 21 km felice, le gambe andavano bene, ero nei ritmi e tempi per cui mi ero allenata, sotto le 2 h e mezza.

Arriva però la parte più difficile della gara, The Wall, lo chiamano così il ponte che collega il Queens a Manhattan. Il suo vero nome è Queensboro bridge, ma per i runner è il muro e lo è stato anche per me.

1135 mt che non finivano mai, una forte pendenza. Era quindi circa il 23 esimo km, ho iniziato ad avere dei giramenti di testa, ho pensato di sentirmi male, poi mi è sembrato che il ponte si muovesse, sul piano superiore circolavano le macchine ed effettivamente il ponte vibrava. Tanti runner camminavano, si fermavano per i crampi, io ho rallentato molto e combattuto con questa sensazione e finalmente sono scesa dal maledetto ponte !

Ero a Manhattan, sulla Prima strada, il tifo era tantissimo ma le mie gambe e la mia testa erano ancora su quel ponte. Si muoveva ancora tutto, ho combattuto per circa 4/5 km con questa forte sensazione, rallentando molto il passo ma non fermandomi mai.

Avevo fame e non volevo più assumere gel, mi nauseavano, così ho chiesto da mangiare ed mi hanno dato dei salatini che mi hanno aiutato a riprendere un po’ il ritmo.

Sono finalmente arrivata alla fine della First e lunghissima Avenue, tra l’altro ricca di saliscendi molto impegnativi.

I km oramai superavano i 30 e le mie gambe li sentivano tutti. Nel Bronx , vista la pioggia un po’ diminuita, sono riuscita a prendere il cellulare ed ho letto i messaggi dei miei figli che mi incoraggiavano, dicevano che stavo andando bene, che erano fieri di me e che mi stavano aspettando all’angolo di Central park che avevamo concordato.

Mi seguivano con la app della Maratona, legata al mio chip, sapevano tutto: dove ero, a quanto stavo andando e se ero ferma, una cosa incredibile!

Anche la mia gemella podista ed altri amici mi seguivano dall’Italia e soffrivano con me .

Sapere dei mie figli mi ha dato grande forza e così ho avuto uno scatto di orgoglio e sulla Fift avenue, ho tirato un po’ di più. Ero al 36 km , ho visto una ragazza in difficoltà, Laura aveva scritto sul braccio, l’ho chiamata ed incitata a correre con me, l’ho trascinata per 3 km; era una mamma anche lei, americana dell’Arizona.IMG_0224 IMG_0393 IMG_0396 IMG_0399 IMG_0412 IMG_0426 IMG_0436 IMG_0441

Incitandola sono arrivata in fondo alla quinta, era però un falso piano anzi direi una vera e propria salita di 3 km che mi ha dato il colpo di grazia; infatti entrata a Central Park gli ultimi 3 km sono stati faticosissimi, terribili.

Le gambe erano pesantissime, non rispondevano alla mia mente, avrei volto correre più forte ma non ci riuscivo.

Sono arrivata nel rettilineo di Central Park sud che ero quasi morta, ma ho sentito la voce del mio amico runner Edmondo, era li già cambiato che tifava per me.

Mi ha dato la forza di arrivare al corner di Columbus Circle, entrare di nuovo a Central Park e vedere i miei amori, li sotto la pioggia che mi aspettavano.

Il cuore si è riempito di gioia, ero arrivata, loro erano li, per me. Gridavano “Mamma sei bravissima, mamma ce l’hai fatta” !

La mia finish line è stata quella, fatta di abbracci, sorrisi e lacrime.

Insieme poi abbiamo corso fino alla finish line reale, altri 300 mt.

Ho finito la mia prima maratona in 5 h e 33 minuti, una medaglia bellissima e delle emozioni che non dimenticherò mai.

Un grazie ad i miei 3 boys Lorenzo, Edo e Ricky, gli amici Fabio, Edmondo, la gemella, Edvige e tanti altri che mi hanno sostenuta con il loro affetto.

Grazie alla mia società, Taranto Triathlon, per avermi dato la possibilità di condividere questa meravigliosa esperienza.

                                                                                                                               Valentina

3 thoughts on “L’esperienza newyorkese della nostra Valentina

  1. Grande Valentina in questo racconto mi hai fatto vivere le tue emozioni…..sei una donna straordinaria e sono onorata oltre che felice di averti come amica e come compagna di squadra 💗

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